Approv / Inter : Azione

Viviamo tutto in funzione di una foto ormai, quella che faremo tra qualche secondo, quella stessa foto che abbiamo già costruito in modo così drammaticamente minuzioso nella nostra mente, ancora quella foto che magari non è altro che un’imitazione di una che abbiamo visto postata qualche giorno fa; la sola differenza starà nel numero di like, qualche k per quella che ci siamo soffermati a valutare, una decina o qualche centinaio al massimo per noi comuni mortali. Sappiamo già con chi la faremo, che posizione adotteremo, come saremo vestiti, su quale social finirà, chi metterà mi piace e chi no. E per ogni mi piace a nostro parere mancante ci sarà una smorfia di sdegno seguita nel migliore dei casi da un arrendevole sbuffo di rassegnazione, nel peggiore ci limiteremo a ripagare con la stessa moneta il malcapitato che non si sia degnato di esprimere il proprio apprezzamento per la nostra foto, magari semplicemente perché non l’ha vista, ma questo poco conta. Eppure continueremo a pensarci perché per noi quella foto era così importante, ci avevamo riflettuto così tanto. Perché la gente non apprezza? Perché la gente non mette quel dannato mi piace che ci farebbe sentire un po’ più apprezzati dalla società? Perché il nocciolo del problema è proprio qui: un mi piace equivale oggi ad un gradino in meno verso la totale accettazione da parte del mondo. Come se con quel pollice in su o con quel cuoricino rosso si potesse comprare l’amore di cui tanto tutti abbiamo bisogno. Ma non è così: la vita media di un contenuto postato sui social si aggira sui tre giorni, una settimana per i più fortunati. E dunque? Tanta fatica per poi vedere la vostra amata foto nel dimenticatoio di tutti, compreso il vostro? Perché diciamolo, una volta raggiunta la soglia che vi sarete prefissati e quando avrete constatato che il vostro post non genera più interazioni, anche voi stessi smetterete di darci peso e vi mettere finalmente l’anima in pace fino a quando non deciderete di ributtarvi a capofitto nell’abisso dell’approvazione virtuale.

Ma è veramente questo il tipo di affetto che volete? Io mi tiro fuori perché ho già scelto: mi dispiace, ma questo tipo di amore virale non fa per me e non potrà mai essere per me. Un sentimento invece, quello che sembrate bramare, fatto di soli algoritmi le cui curve vanno su e giù, salgono e scendono senza sosta, senza però che voi possiate controllarle. E dunque perché angustiarsi tanto se non sono sotto il vostro controllo questi dannati mi piace? Perché pensare di aver perso l’approvazione di qualcuno nel momento in cui non si è dimostrato presente con un mi piace? Perché credete che basti un mi piace per essere presenti?

Perché non abbiamo più il coraggio di prendere il telefono in mano e fare una semplice telefonata? Perché un mi piace va a sostituire qualsiasi tipo di contatto? Perché preferiamo un contatto di questo tipo e mortalmente asettico anziché il calore di un corpo umano o qualcosa che perlomeno provenga da una persona e non da una macchina? Perché finiamo per vivere più sui social che sulla Terra? E non dite che non è così perché a cena siamo tutti con il telefono in mano, non importa se sia per fotografare il cibo, fare un selfie, rispondere ad un messaggio o semplicemente controllare le notifiche, abbiamo comunque un muro di fronte.

Non ci rendiamo conto del male di tutto questo. Non capiamo quanta indifferenza ci possa essere in un gesto ormai divenuto banale e ripetitivo come l’estrarre il telefono dalla tasca, sbloccarlo, gettarci una rapida occhiata e riporvelo, tant’è che lo facciamo anche sovra pensiero.

Ma a me è capitato e da quando è successo ci faccio attenzione. Fateci caso: che sia a cena, a pranzo, semplicemente fuori per un caffè, ma con una persona a cui tenete, se l’individuo che vi sta di fronte cerca di parlarvi mentre i suoi occhi sono incollati al suo dispositivo luminoso, fate un favore a voi stessi, alzatevi, pagate il conto ed andatevene. Ma a testa alta. Non incolpatevi del fatto di aver desiderato la sua attenzione in quel momento, perché la meritavate. Non scusate nessuno pensando che sia una persona impegnata e che per questo possa permettersi questa mancanza di rispetto nei vostri confronti, perché tale è un simile gesto. Il tempo di tutti ha valore, che si tratti di un bambino o di un adulto non ha importanza.

Proprio i social che ogni giorno ci propongono update per la privacy e per le politiche di condivisione, stanno erigendo con una mano tanti piccoli muri, mentre con l’altra distruggono e calpestano non solo la buona educazione ma soprattutto il rispetto per l’altro. Nessuno prima dei social si sarebbe mai sognato di attaccare briga con un perfetto sconosciuto su un argomento di poca rilevanza come lo screenshot di una conversazione tra due innamorati altrettanto sconosciuti, soprassedendo al fatto che questa pratica stia mietendo più vittime che una bomba nucleare. Quanti amori evidentemente non tali, si sono infranti perché un fatidico screenshot è stato mandato inavvertitamente alla persona sbagliata. Amori non amori sì, perché se avete bisogno di condividere la vostra vita privata per filo e per segno, tanto vale rompere anche quel residuo legame umano e tornare alla vita pubblica o farei meglio a dire “sociale”. Eh già, perché subito dopo l’accaduto, vi andrete a rifugiare nel vostro angolino buio, dove tutto va sempre bene e potrete tornare a scorrere le vostre bacheche silenziosamente. Dopotutto, lì le relazioni non cambiano mai: continuerete ad avere e a potervi vantare del vostro migliaio di amici o più, almeno finché questi non decidano di escludervi dalla loro vita virtuale bloccandovi.

Forse allora, e solo allora, un po’ di tristezza sarete ancora in grado di provarla.

Land of Confusion – Genesis

Alessandra Favaro
@AleFevy

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