Silenzi in frantumi

Fermati!” disse mentre le afferrava il polso così esile e dal battito così impercettibile.

Lei si volse piano con lo sguardo a terra. Non aspettava altro che compiesse quel gesto ma d’altro canto, sentiva come un mostro urlare dentro di lei e intimarle di fuggire da lì, di allontanarsi dalla fonte del suo immenso dolore. Non proferiva parola e i suoi occhi rimanevano incollati alle piastrelle un po’ ingiallite del pavimento del piccolo appartamento.

Allungò una mano verso il suo viso e accarezzandole lievemente il mento lo spinse leggermente verso l’alto così da sollevarlo e far in modo che i loro sguardi si incontrassero ancora. Non importava se quella sarebbe potuta esser l’ultima volta. Dopo la freddezza degli ultimi tempi, aveva molto sofferto della mancanza degli occhi di lei, espressivi e così dolci su di sé. Solo occhiate fulminee e sguardi glaciali avevano attraversato quel sentiero che congiungeva i loro occhi, mentre un tempo era stato così luminoso, ai cigli dello stesso non erano mancati fiori profumati e dai colori inimmaginabili.

Rimani!”, le intimò e poi, accostando le labbra all’orecchio di lei le sussurrò con un filo di voce “Ti prego!”. In quel momento gli sembrava di tenere per mano un ramo, qualcosa di inanimato e in ogni caso estremamente insensibile. Credeva veramente di vedere le sue parole infrangersi sul pavimento e formare mille cocci tutti in giro, attorno ai loro piedi, ormai sepolti. La sensazione era quella di chi affonda nelle sabbie mobili ed è solo, non una mano, non un appiglio, non un aiuto di nessun genere. La teneva stretta eppure non la sentiva, era come se non riuscisse ad afferrarla pur essendo le loro carni a contatto. Lei era distante, o meglio avrebbe voluto esserlo, perché in realtà era lì fisicamente ma soprattutto con il cuore. Dopo averlo messo nelle mani di lui e averglielo affidato, non era più stata in grado di riprenderselo anche perché la cosa le era sembrata un po’ inopportuna. Ma a lui non aveva regalato solo il suo cuore pieno di cicatrici e punti di sutura, ma tutta se stessa, nel bene e nel male. E se c’era una cosa che davvero non sopportava era quella di andarsene, partirsene, allontanarsi da lui e lasciargli però al contempo un bagaglio di informazioni dentro cui, a ben guardare, c’era la chiave della sua vita. Non le andava per nulla. Avrebbe voluto riprendersi tutto, per poi, partire definitivamente e dimenticare stendendo un lenzuolo bianco su quello che era stato, come si fa con chi abbandona la vita. Non riusciva a concepire il fatto che lui, con tutto l’amore che aveva provato per lei e che ancora sentiva colorare il suo cuore, non le avrebbe mai fatto del male con quello che sapeva.

Regnava il silenzio nel vestibolo immerso nella penombra odorante di quel profumo che tante volte si era immaginata per sentirsi un po’ più vicino a lui. Entrambi erano rimasti nella stessa posizione e non osavano muoversi perché temevano di ridurre ulteriormente in frantumi le parole vane che giacevano ancora a terra, insanguinate e ammucchiate le une sulle altre.

Allentò la presa sul suo polso e lo sentì scivolare, sfilarsi, liberarsi per l’ultima volta. Non ci furono parole ulteriori. Raccolse piano il proprio cappotto e dette uno sguardo veloce all’orologio che avvolgeva delicatamente proprio quello stesso polso che un attimo fa era sembrato la sola e ultima disperata strada da provare per riportarla a sé.

Non ci fu un’ulteriore ultima occhiata, perché lei si guardò bene dal farsi vedere in lacrime e con gli occhi gonfi e arrossati. Aprì la porta sempre con movimenti lenti e misurati, non c’era più alcuna fretta, ormai anche lui si era arreso a quella sconfitta e non opponeva più resistenza. Si infilò fuori dandogli le spalle e sembrava non avesse sentito la mano di lui sulla sua spalla mentre gli confessava “Ti aspetterò..”, ma poi si fermò per un istante. Uno solo, uno soltanto. Strinse forte gli occhi come a ricacciare indietro quelle lacrime calde che già le avevano rigato le guance e poi, dopo un attimo di ripensamento in cui tutti i migliori momenti della loro vita assieme le si erano affollati di fronte agli occhi, riprese la propria strada, convinta della propria decisione.

Era risoluta e decisa ma ciò non significava che avrebbe smesso di piangere presto!

Beethoven – Moonlight Sonata

Alessandra Favaro
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