Chi non si sa stupire è perduto!

Eccola. È lei, è la canzone giusta! E lo sento, si fa strada nel petto, non vuole essere messo a tacere, è un desiderio fortissimo, la scrittura mi chiama, le mie dita fremono, non posso aspettare. È così. Se c’è una cosa che ho imparato ascoltando è non aspettare. Mai, mai, mai. Se voglio una cosa, deve essere subito, non dopo, non domani, non mai, ma subito perché solo così starò bene. Un po’ come i bambini che non conoscono il significato di qualcosa diverso dal tutto e dal subito ma in fondo è quello che mi sento e che voglio essere: una Peter Pan insomma, un’eterna bambina. Ma alla fine è così, senza girarci troppo intorno, tutti i sognatori sono bambini, hanno una certa purezza che caratterizza ancora la loro anima, sanno ancora stupirsi e io mi stupisco continuamente e amo farmi stupire! E se non avessi lo stupore nella mia vita, non sarebbe mia, e non potrei chiamarla vita! Sto vivendo tutto in questo momento perché ho la scrittura e ho la musica giusta.

Svevo aveva ragione, non c’è vita fuori dalla penna, e nemmeno fuori dal cuore. Se c’è una cosa che sento forte è che scrivo con il cuore, solo questo è la mia lanterna in questo foglio bianco e ancora una volta le note giuste, la melodia appropriata che non rispecchia altro che la musica di cui ho bisogno in questo preciso istante. “Ma insomma si può sapere cosa stai ascoltando?”. I Piano Guys, qualsiasi cosa va bene, basta che siano loro a suonare, ad interpretare, a rendere viva la musica. Nessuno come loro; sanno rendere viva anche me ora e non solo la loro musica.

Mi sono sempre piaciute le rivisitazioni di qualsiasi tipo perché tutti conoscono il motivo di fondo, in linea di massima pure la melodia, ma c’è sempre qualcosa di inaspettato, qualcosa che può stupire, meravigliare, che fa sorridere e provare il piacere di essere lì o qui. Se mi chiedessero di cos’altro avessi bisogno sarei indecisa se zittire il mio interlocutore e porgergli una cuffia oppure sussurrare a mezza voce “Shh” e poi “La musica vince su tutto!”. La prima. Senza dubbio. Non vorrei mai che finisse un momento così estatico. È uno dei rari ritagli di tempo della giornata in cui so cosa voglio, sto bene con me stessa, sono felice del mondo, vorrei fare un milione di cose assieme, ma mi limito a continuare a scrivere come trasportata su di un arcobaleno di note che ondeggia tutto dentro la stanza, e la mia testa fa lo stesso! Socchiudo gli occhi tanto ormai le mie dita sanno benissimo dove si trova ogni singolo tasto, non hanno bisogno del supporto della vista, così nel frattempo l’immaginazione può volare anch’essa in questo mio cielo di soli sentimenti positivi. Ma c’è anche frenesia in tutto questo, tanta, tantissima! Vorrei poter far correre le dita più veloci, allo stesso ritmo del brano che c’è ora in sottofondo. Che poi chiamarlo sottofondo è riduttivo perché assieme a me e alle parole che vedo comparire pian piano è anche lui protagonista di questo momento. E poi improvvisamente il brano, cambia, non è più quello di prima, e con lui cambiano i miei sentimenti del momento, mi sento un Beethoven della tastiera e non posso fermarmi, anche se lo volessi non potrei, le mie mani sembrano due granchi rosa che solleticano tutti questi tasti neri lievemente illuminati. Vorrei cantare a tutti questa canzone, vorrei ballarla, solo così sarei sicura di viverla come dico io, come voglio io! Ma se scrivo non posso ballare, non con tutto il corpo, allora lo farò con i soli arti che posso muovere preoccupandomi che le mie mani non perdano però di vista la tastiera. Le gambe incrociate iniziano a sobbalzare lievemente, la schiena segue un movimento ondulatorio che mi sono inventata al momento e che non ho mai visto fare a nessuno prima d’ora ma mi piace così, è quello che sento. E anche la testa, le labbra, la bocca, gli occhi. Ogni minuscolo lembo di pelle sta prendendo vita. E non è magia, mi sto semplicemente ascoltando ed assecondando e sto così bene! I battiti del cuore sono accelerati solo perché sono emozionata, nessuna preoccupazione, ora non c’è nulla e nessuna che possa anche solo minimamente turbare il mio stato metafisico di pace interiore.

Sulle note della “Lacrimosa” di Mozart tutto subisce una battuta d’arresto, cambia tutto; è come se il mondo si fermasse per iniziare a girare nel verso opposto perché è quello che deve fare, quello che la musica gli dice di fare. E le persone che lo popolano come i passeggeri di un autobus dopo una brusca frenata non capiscono cosa sia successo e cercano di rimettersi in piedi, così io, pian piano rientro nel mood e metabolizzo anche questo. È il bello della riproduzione casuale, non sai mai cosa aspettarti e anche qui lo stupore è assicurato.

Anche quando c’è qualcosa che non rispecchia a pieno le mie aspettative ascolto lo stesso, quasi per mettermi alla prova, per sentire cosa sento e non è un mero gioco di parole il mio. Mi piace anche questo: sperimentare con me stessa, gradi di sopportazione, limiti mentali. E rompere le congetture, le rigidità. Certo, poi si riformano ma non fanno altro che offrirmi la possibilità di andare a risconvolgere il mio mondo.

C’è chi cerca serenità, precisione, determinatezza, certezza. Io non posso dire di non cercare la serenità ma la mia è tutta particolare ed è fatta di assenza di monotonia, movimento, un sacco di atomi democritei che si scontrano gli uni con gli altri, un sacco di note che si rincorrono sul pentagramma, raggi di luce che illuminano l’ambiente insinuandosi dapprima timidi tra le fessure poi sempre più convinti sino a costringermi a socchiudere gli occhi perché mi accecano. Ma mi riscaldano anche, mi tengono compagnia, non sono sola. Nemmeno quando scrivo lo sono, o meglio, per me non lo sono, per il mondo potrei sembrarlo. Ma non è importante e nemmeno rilevante. Indipendenza da tutto e da tutti, nessun vincolo, nessun obbligo se non quelli che io stessa mi impongo, questa la vita che voglio. È tutto un gioco di intesa: siamo la me interna e quella esterna le protagoniste. E ci capiamo alla perfezione, basta ascoltarsi e assecondarsi senza che una prevarichi l’atra.

Sarebbe forse questa la chiave di lettura di molti rapporti ma è difficile da utilizzare nella stessa persona, figuriamoci in due diverse che sono venute l’una a contatto con l’altra grazie al fato e che se non fosse stato per particolari congiunzioni astrali non si sarebbero nemmeno conosciute.

Mi fa sorridere e pensare il fatto che sia stata un’unica canzone a far sì che mi sedessi e iniziassi a scrivere come governata da una forza misteriosa. All’inizio sono sempre convinta che scriverò solo alcune righe ma poi mentre mi abbandono al momento, diventano sempre di più e chiedono di farsi compagnie le une con le altre. A me questa idea piace infinitamente tanto e non posso lasciarle a loro stesse, mi dispiacerebbe vederne una piangere su un’altra, poi la farebbe sbiadire e nella mia mente vedo già l’inchiostro che si scioglie e rovina tutto quello che ho scritto. Ultima riga non ti preoccupare: avrò cura che tu non ti senta sola, abbi fiducia!

Adele – Hello / Lacrimosa

Alessandra Favaro
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